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“Tuo figlio…”, “Infamità” . È guerra tra le toghe anti Berlusconi

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L’audio bomba di Amedeo Franco ha gettato nel caos la già malconcia giustizia italiana. L’intercettazione ambientale del magistrato scomparso sulla condanna ingiusta a Silvio Berlusconi nell’ambito del processo Mediaset (era il primo agosto del 2013) ha innescato un effetto domino non più controllabile.

E adesso è guerra tra le toghe. L’audio, frutto di uno scoop de Il Riformista e trasmesso lunedì sera da Quarta Repubblica, ha fatto da miccia. Il contenuto dell’intercettazione è il seguente: “Berlusconi deve essere condannato a priori perché è un mascalzone! Questa è la realtà… A mio parere è stato trattato ingiustamente e ha subito una grave ingiustizia…l’impressione che tutta questa vicenda sia stata guidata dall’alto”.

Queste parole della toga arrivarono nel 2013 in occasione di un incontro, post sentenza di condanna con Berlusconi e altre persone; una di loro registrò la conversazione. “In effetti hanno fatto una porcheria perché che senso ha mandarla alla sezione feriale? Voglio per sgravarmi la coscienza, perché mi porto questo peso del… ci continuo a pensare. Non mi libero… Io gli stavo dicendo che la sentenza faceva schifo”.

Ma non è finita qui, perché Franco – come riportato da Il Sole 24 Ore – aggiunge: “Sussiste una malafede del presidente del Collegio, sicuramente”. Il riferimento è al presidente della sezione feriale della Cassazione Antonio Esposito, il cui figlio era indagato dalla Procura di milano per essere stato trovato in possesso di droga nella propria abitazione. E per questa ragione Esposito avrebbe subito pressioni dalla procura meneghina stessa per condannare il fondatore e leader di Forza Italia.

A stretto giro è arrivato la secca replica e smentita di Esposito, che in una nota ha scritto di non aver mai subito pressioni dalla Procura della Repubblica di Milano con la quale “mai ebbe contatto alcuno”.

E in merito alla vicenda del figlio, Esposito ha puntualizzato: “È semplicemente falsa, siccome del tutto inventata, la circostanza che Ferdinando Esposito (anch’egli magistrato, ndr) fosse stato beccato in possesso di droga, circostanza mai esistita. La estrema gravità dell’affermazione di Franco comportava, prima che tale infamità venisse data in pasto all’opinione pubblica, la verifica della fondatezza di tale notizia; anzi essa è stata aggravata dall’affermazione del conduttore (qui Esposito si riferisce a Nicola Porro, al timone di Quarta Repubblica) che il figlio aveva problemi con la Procura di Milano per traffico di droga, accusa che sarà perseguita con determinazione in ogni sede”. Alle parole dell’audio di Franco ha risposto anche il figlio di Esposito: “Fatti totalmente inventati, sono estraneo a queste insinuazioni”.

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