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Come si trasmette la Rabbia?

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In un clima già teso, ha suscitato timori la vicenda di un gatto che, dopo aver manifestato comportamenti aggressivi e aver morso la padrona, è deceduto. I test dell’Istituto zooprofilattico di Padova non sono incoraggianti. Il micio, infatti, era affetto da una malattia scomparsa da circa cinquant’anni: la rabbia. Di cosa si tratta? E perché Enrico Loretti, direttore dell’Igiene urbana veterinaria dell’Asl Toscana, ha affermato che al momento tutti i veterinari sono in allarme? Con il termine rabbia si indica una zoonosi ad alta letalità provocata da un virus a RNA che fa parte dell’ordine dei Mononegavirus. Per la precisione appartiene alla famiglia dei Rhabdoviridae e al genere Lyssavirus. Di questo si riconoscono 7 genotipi e 4 sierotipi. In Europa il sierotipo maggiormente diffuso è il tipo 1 (detto anche virus strada) che colpisce i carnivori domestici e selvatici. Al di fuori dell’ospite il virus resiste per breve tempo ed è sensibile a vari solventi, detergenti dei lipidi e ai raggi solari.

Considerata una malattia a diffusione mondiale, la rabbia tuttavia risulta essere assente ai poli e in Paesi come Italia, Regno Unito, Grecia, Svizzera, Norvegia, Finlandia, Svezia, Danimarca, Spagna e Portogallo. Il virus può colpire tutti gli animali a sangue caldo (mammiferi e uccelli), ma vengono distinti due diversi cicli epidemiologici a seconda della specie animale coinvolta: ciclo urbano e ciclo silvestre. Il primo è tipico degli animali domestici (gatto e soprattutto cane) e trova nel fenomeno del randagismo la principale fonte di trasmissione del virus. Nel secondo, invece, sono coinvolte diverse specie in base all’area geografica interessata. In Europa, ad esempio, l’attenzione è rivolta soprattutto alle volpi, ai roditori e ai pipistrelli. In Russia il cosiddetto ‘animale serbatoio’ è il lupo, negli USA il coyote, in Africa lo sciacallo e in centro e nord America i pipistrelli.

Raramente il virus della rabbia si trasmette per via inalatoria o per ingestione, è la morsicatura ad essere il veicolo principale dell’infezione. Quasi sempre il punto di penetrazione dello stesso è un arto o una zona ricca di muscoli. Successivamente il virus migra per via meccanica nelle strutture che innervano il muscolo colpito, per poi raggiungere il midollo spinale. Da qui, dopo essersi replicato, penetra nell’encefalo. Tale fase viene definita ‘migrazione centripeta’ poiché il patogeno dalla periferia si trascina a livello centrale. Segue la cosiddetta ‘migrazione centrifuga’, ovvero il virus tramite il nervo che termina sulle ghiandole salivari, le raggiunge e si replica in maniera abnorme. Infine esso si diffonde a tutto il sistema nervoso centrale, provocando i noti fenomeni paralitici che conducono alla morte per asfissia.

La rabbia è caratterizzata da una prima fase di incubazione il cui periodo varia nell’uomo dalle tre alle sei settimane. In seguito si manifesterà la fase prodromica con sintomi generici quali cefalea, febbricola, gola secca, ansia, stato di apprensione e vomito. A malattia conclamata la sintomatologia vera e propria può essere divisa in tre forme: spastica, furiosa e paralitica. Nella prima il soggetto accuserà alterazioni del movimento, eccitazione, idrofobia legata a spasmi della faringe. Tipici segni clinici della seconda sono il delirio, l’idrofobia, la fotofobia, l’aritmia, la febbre e la furia distruttiva. La forma paralitica, infine, che può manifestarsi da sola o essere preceduta dalle altre due, porta il paziente prima al coma e poi alla morte.

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